05 enero 2012
"Il giallo largo è un violino" - gesso, acrilici e pigmenti su tela, 80x60, 2010
Client: Alessandro De Bei
Agency: Spazio Paraggi, Dasler
My work: concept comunication, coordination press office, exihbition curator
"Amoma" - olio e acrilici su tela, 60x80, 2010
"Nell'acqua" - acrilico e carboncino su tela e compensato, 100x70, 2010
"Cuore sospeso" - acrilico e gesso su tela, 80x100, 2010
"I giorni dell'azzurro" - olio e acrilico su tela, 70x100, 2010
"I giorni di Ero" - acrilico e pigmenti su tela, 100x80, 2010
"Cuore ex voto" - gesso, acrilici e carboncino su tela, 80x100, 2010
"Bulbo nel lago" - acrilici e pastelli su tela, 60x80, 2010
"Graticci dell'infinito" - acrilici e pigmenti su tela, 80x100, 2010
Di tutti gli artisti che ho conosciuto, Alessandro De bei è di certo il più originale. Basta anche solo vederlo per capirne immediatamente l’essenza ‘altra’, tenera e spirituale, e per capire che in lui, come in pochi altri casi, vita e arte coincidono.
A parlare della persona, contro una naturale riservatezza, sono la sua casa, il suo studio, il suo frigorifero, l’incedere meditabondo, impegnato a cogliere ogni piccola traccia di conferma al mondo. Il suo corpo si confronta con dei personalissimi confini spazio temporali.
Vederlo creare è un privilegio ma non una rarità: vive e si muove munito di carte, carboncini e colori. Vestiti e mani portano sempre tracce d’azzurro, giallo, rosso.
Dall’incisione all’astratto, ogni cosa in lui è suppurazione. Il segno è spontaneo e immediato, come se danzasse in punta di dita, fase estrema di un processo maturato attraverso circoli mentali estremamente fervidi.
La tela, la lastra non ne sono che la testimonianza estrema, indispensabile e liberatoria.
Dalla dimensione intima dell’incisione Alessandro si sposta con disinvoltura alla tela. Il colore vi esplode in ogni riflesso cromatico mantenendo nei temi la dimensione religiosa, quasi mistica, di sempre.
Le opere di questa mostra nascono dalla lettura di un racconto, ‘Ero’, pubblicato nell’antologia ‘Storie scellerate’ edita da Cabila Edizioni.
Alessandro ne ha fatto una serie di tele dove il protagonista è il corpo smembrato, riflesso di una mente fragile e senza equilibrio che raccoglie reliquie come testimonianze d’amore.
I frammenti dei corpi negli ostensori vengono estratti dal nero del carboncino, la carta è il sipario che li svela. Sono segni di scritture barbariche dove il bianco materico è solcato dal bulino in grafismi temprati dall’esperienza incisoria. Tutto vive in rapporto alla scrittura e a scritture sovrapposte con strati di gesso, colla, grafie viventi. Carta e tela sono cronache di un corpo trafitto, suppliziato, tatuato, protagonista della mostra come del racconto.
Il corpo magico diventa oggetto d’iscrizione, è la carne stessa che si fa marchiare con le parole e i segni. I graffi e le ferite nel foglio – anima, non sono che uno spasmodico tentativo di sopravvivenza. Qui infatti si sanano: in questo bisogno, organuli, fiori ed embrioni – simboli di profonda vitalità – pulsano su uno sfondo di luci azzurre e oro, inseguono disperatamente il riscatto dell’assenza più difficile da sopportare, quella dell’amore.
Bruna Graziani